Esistenzialismo

L’uomo, senza saperlo, di fatto ha vissuto la Presenza infinita di Dio nell’infinita assenza delle cose.

[E. Jabès: Libro dell’ospitalità].

 

Esistenziale per noi è la condizione di ogni essere umano mentre guarda alla sua condizione di esistente e che nella sua distinzione tra vita ed esistenza assurge alla propria facoltà di scelta.

Scegliere, nell’esistenzialismo, implica un atto di lavoro creativo che non si limita alla semplice preferenza; è esente da valori assoluti o morali e riporta l’essere umano al potenziale in-essere che la problematicità della vita stessa gli fornisce sulla base dell’apparire delle cose e degli altri, all’orizzonte della percezione personale.
Nel pensiero esistenziale, alla possibilità di scegliere si giunge attraverso uno spazio meditativo che corrisponde a una riflessione critica del proprio agire nei confronti dell’altro (fuori da sé).
La riflessione critica mette in evidenza un aspetto dell’evento, dalla cui rilettura ne consegue la riorganizzazione complessiva del campo cui l’aspetto evidenziato appartiene.

L’individuo è inteso come unico e irripetibile: “Ogni Ente consiste in un diverso e le diversità non sono sommabili” (Heidegger) dunque l’esperienza di ognuno viene concepita come originaria e soprattutto esclusiva: mentre accade è sempre esperienza di qualcosa, purché la si riconosca (coscienza).

Da qui concepiamo che l’esperienza consiste in un campo di tensione entro cui il soggetto sperimenta ciò che gli appare come unico  apparire, originario e irreversibile, facendo decadere ogni previsione possibile che, in quanto tale, si fonda sulla ripetibilità degli eventi e dunque sulla loro non sommabilità.

L’esperienza muove da un assunto base: L’esser-Ci nel mondo (Dasein), che non si svolge nel singolo individuo ma nel suo -Ci- ovvero nel confine di contatto con l’altro con cui è già sempre coinvolto.

Le cose nel –Ci– non sono degli inerti a disposizione del soggetto, ma  partecipi con una propria autonomia; da questa appaiono e hanno il potere di trasformare in evento (ereignis) il contatto tra essere umano  e qualunque aspetto del mondo.

L’evento non è oggettificabile, possedibile ma solo sperimentabile entro una dimensione basica che Heidegger chiama ex-tasi (fuori da sé). Questa consiste nell’esperienza del coinvolgimento descritta da alcuni pensatori e artisti come ispirazione creatrice.

L’atto del pensare dunque assume qui la funzione del porre: L’apparire a cui l’essere umano è chiamato a dare forme ulteriori che restino compatibili alla natura della chiamata da parte di ciò che appare. È in questo che l’esistenzialismo concepisce il compito fondamentale dell’essere umano. L’aver cura di tale apparire, il far sì che in ogni atto di successiva forma si rinnovi l’atto di apparire originario della cosa stessa.

Lungi dal rivolgersi agli oggetti comuni è rivolto alla scaturigine dell’apparire di qualcosa. Pensare esistenzialmente consiste dunque nell’aver cura che tale scaturigine permanga nel suo costante rinnovarsi attraverso ogni forma ulteriore che l’essere umano gli imprime.

Qui risiede la natura creativa dell’agire umano, qui il fondamento di ogni meditare che sta a monte di ogni possibilità di sentire, dedurre, progettare.

L’esistenzialismo Introduce attraverso ciò un rinnovamento negli atti  etici che acquisiscono concretezza nel lasciare esistere l’altro nelle sue forme di originaria apparenza. Senza questo atto il pensiero resta una mera ipocrisia morale.  Senza questa originaria apertura alla chiamata originaria il richiamo alla coscienza, dell’effetto dei nostri comportamenti sull’altro, resta un mero ideologismo.

Il pensiero così viene inteso recupera in senso artistico l’assunto psico-scientifico della Fenomenologia: Le cose vanno assunte nel modo e nei limiti del loro darsi (Husserl).

 

dr. Carlangelo Furletti