Gestalt Therapy

Una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa!”

[F. Perl, L’io, la fame, l’aggressività].

 

La relazione, il rapportarsi a un altro costituisce il paradosso dell’esistenza: Luogo della realizzazione dei bisogni e desideri, ma anche dell’insormontabilità della risposta altrui.

Se da un lato la risposta altrui non è oltrepassabile, dall’altro resta ineludibile come fonte di nutrimento del nostro vivere.

Nella molteplicità degli aspetti che assume, il paradosso mostra sempre il suo volto conflittuale, che in un qualche momento della vita adulta, sempre ci troviamo a vivere.

La sofferenza che questa situazione genera è data non tanto e non solo però,   dall’ineccedibilità della risposta altrui, quanto dal considerarlo un’eccezione, qualcosa che non dovrebbe esserci. Consideriamo cioè l’equivoco con l’altro, che costituisce una frustrazione necessaria alla costruzione di una possibile intesa, come una disfunzione della relazione, piuttosto che la sua condizione di base, il  terreno su cui la relazione stessa si edifica.

La diversità e la differenza costituiscono certo valori di prosperità e progresso, ma hanno un prezzo: Ciascuno vuole cose diverse o preferisce modi differenti per la stessa cosa. L’equivoco, l’ambiguità costituiscono, ad un tempo, la difficoltà e l’origine stessa di quello scambio ineludibile che chiamiamo relazione. 

In questa situazione paradossale, non potendo incidere direttamente sull’altro,  se non violandolo, disponiamo solo di noi stessi e delle possibilità di affinare i modi di proporci affinché l’altro venga diversamente toccato e possa trovare interesse a modificare le sue risposte nei nostri confronti.

Questo implica la necessità di spostarsi internamente dalle proprie fissità abitudinarie alle proprie potenzialità da cui far fiorire nuove maniere di porci.

La Psicoterapia è considerabile come uno sguardo strabico di tipo psico-artistico, dove l’essere umano può cercare i modi di riutilizzare se stesso per forgiare modi di fare e proporsi, maggiormente coerenti con la finalità che nell’altro riversa.

Psico in quanto, da un lato, le istanze utilizzate sono parti della vita interiore del soggetto. Artistica in quanto, dall’altro, per affinare i propri modi, il soggetto ha da utilizzare l’insormontabilità altrui, ovvero la difficoltà stessa: “Una rosa è una rosa, è una rosa, è una rosa…”.

Un pittore non può creare la luce di un quadro dipingendo la luce direttamente, allo stesso modo che non lo può un fotografo: per farlo ha bisogno di utilizzare le cose, i colori intorno e articolarli in un insieme che generi una luce nell’opera.

Allo stesso modo la Gestalt Therapy costituisce un laboratorio di attenzione bifocale, dove il soggetto ha l’opportunità di riutilizzare le proprie parti in una diversa maniera: Intensificare i toni di luce di parti in ombra e adombrarne altre troppo cariche, mantenendo allo stesso tempo il focus sulla inviolabilità della risposta altrui.

In Gestalt Therapy le emozioni vengono trasformate in vissuti emotivi capaci di espressione in quanto colte nella loro origine ovvero l’indipendenza dell’altro, della sua risposta, dei suoi sì e dei suoi no. Le emozioni non sono dotazioni del soggetto: Si sperimentano come parti di sé, ma la loro origine, la loro insorgenza originaria è sempre nel modo in cui un altro si rapporta a noi.

Come un artista utilizza materiali  di diversa natura e li forgia  singolarmente in modo compatibile alla loro resistenza per comporli in un insieme, in Gestalt Therapy il soggetto utilizza le proprie emozioni facendone esperienza, componendole in un insieme dotato di un nuovo potere espressivo, capace di propiziare nell’altro un differente ascolto.

Le possibilità di incidere sull’altro non sono ovviamente infinite, ma il poter  trasformare i propri potenziali in un insieme maggiormente coeso offre al soggetto maggiore efficacia espressiva e maggiori chances di trasformare il naturale e inabrogabile peso della vita in qualità del vivere stesso.